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Colpo di Stato in Mali

Leggiamo su INTERNAZIONALE del 17 Luglio 2020 la traduzione di un articolo apparso su un giornale del Burkina Faso. L’articolo cita le proteste in Mali contro il governo di Keita e il movimento M5 che è guidato da un Imam ultraconservatore Mahmoud Dicko

“Le Pays, Burkina Faso”

Senza voler fare un’apologia del colpo di stato come via d’accesso al potere in Africa, è lecito chiedersi se le elezioni servano davvero a sbarazzarsi dei regimi corrotti. Tanto più che spesso questi regimi hanno avuto tutto il tempo per circondarsi di istituzioni disposte a chiudere un occhio davanti ai brogli, come avrebbe fatto la corte costituzionale del Mali. Suggerendone lo scioglimento, Ibk sembra dare ragione alla piazza. Ma non è una deriva isolata. L’intero governo maliano è caratterizzato da corruzione, frodi e favoritismi. Ecco perché Ibk deve accettare, se necessario, di sacrificare le sue ambizioni per salvare il Mali. Questo significa che deve fare concessioni importanti ai sostenitori di Dicko. In caso contrario, potrebbe ritrovarsi costretto a lasciare il potere dalla porta sul retro. Ibk ha ancora il controllo della situazione e può riportare la calma. E la gente non è stupida. Sa che è la comunità internazionale a mantenerlo al potere, perché non vede di buon occhio un Mali sotto il controllo di un imam islamista.”

Il giornalista cita, come rischio ancora remoto, il colpo di stato.

Ma il 18 agosto il colpo di stato accade

Leggiamo il report di Africa Rivista

“Il golpe militare in Mali, avviato questa mattina, ha avuto successo: il presidente Ibrahim Boubacar Keita e il suo primo ministro, Boubou Cissé, sono stati arrestati nel tardo pomeriggio dai soldati in rivolta. Lo ha annunciato uno dei leader dell’ammutinamento, mentre i soldati fraternizzavano con i manifestanti che chiedevano da mesi le dimissioni del capo dello Stato. “Possiamo dirvi che il presidente e il primo ministro sono sotto il nostro controllo. Li abbiamo arrestati a casa del capo dello Stato a Bamako”, ha detto all’Afp uno dei leader dell’ammutinamento che ha chiesto l’anonimato.
Secondo un altro soldato nel campo degli ammutinati, i due leader erano a bordo di “un veicolo blindato sulla strada per Kati”, dove si trova il campo Soundiata Keita, a una quindicina di chilometri da Bamako, punto di inizio dell’ammutinamento di oggi.
I militari hanno preso il controllo del campo e delle strade adiacenti, prima di dirigersi in un convoglio verso il centro della capitale. Qui sono stati acclamati dai manifestanti riuniti per chiedere le dimissioni del presidente. “

La comunità internazionale, a partire dalla Francia esprime contrarietà e preoccupazione

Il 19 agosto il Presidente Keità ha rassegnato le dimissioni per evitare un bagno di sangue.

I militari, con un comunicato del loro portavoce assicurano di non voler restare al potere, ma di voler traghettare il Paese verso elezioni generali che possano esprimere una nuova leadership politica e istituzioni forti capaci di affrontare le tante sfide quotidiane, ripristinando il rapporto di fiducia tra governanti e governati”.

Ma, scrive Africa Rivista, E’ altamente improbabile tuttavia che la comunità internazionale interverrà direttamente per ripristinare il potere costituzionale, anche perché – come già spiegato – il golpe militare sembra avere l’appoggio della gran parte della popolazione civile, prostrata da una crisi economica e sociale che si trascina da anni e fortemente critica nei confronti dei politici che si sono dimostrati incapaci di promuovere assicurare stabilità e sicurezza, rilanciare lo sviluppo del Paese.

Scrive Nigrizia: Finora si presenta come un colpo di stato “a bassa intensità” quello che è avvenuto in Mali tre giorni fa. In quanto la giunta militare si sta muovendo in maniera felpata: ha liberato il ministro della finanze, arrestato in un primo momento, e consentito a una missione Onu di verificare le condizioni di detenzione del presidente Boubacar Keita e del primo ministro Boubou Cissé, entrambi costretti alle dimissioni.

I militari stanno facendo un giro di consultazioni con i partiti che sostenevano Keita e hanno in programma di confrontarsi con il movimento di opposizione “5 Giugno”. Movimento che per mesi ha chiesto le dimissioni del presidente.

Secondo Africa Rivista che cita la BBC, il leader del movimento M5, l’Imam Dicko non si candiderà alle prossime promesse elezioni.

Con l’ultimo post disponibile, Africa Rivista ci informa che: “Il Movimento 5 giugno (che riunisce, tra le altre realtà, membri e partiti dell’opposizione maliana), che da mesi protestava con la popolazione contro il presidente Ibrahima Boubakar Keita, si è riunito ieri in piazza per festeggiare quella che viene percepita come la «vittoria del popolo maliano». Secondo i media sul posto, infatti, slogan e canti della manifestazione inneggiavano ai militari che il 18 agosto hanno destituito Ibk, che il giorno dopo ha presentato le sue dimissioni. I manifestanti hanno richiesto ieri anche il rilascio di Soumaila Cissé, leader dell’opposizione rapito il 25 marzo che, secondo quanto riporta la Bbc, solo ieri si sarebbe messo in contatto con la famiglia via lettera, dopo mesi di silenzio.

Per oggi è attesa nella capitale Bamako una delegazione della Cedeao (Comunità Economica dell’Africa Occidentale), capeggiata da Goodluck Jonathan, l’ex presidente nigeriano, che insieme alla comunità africana e internazionale ha condannato il golpe, e di cui i maliani temono le sanzioni.

Intanto, i dirigenti del colpo di stato affermano di essere in contatto con l’opposizione politica per cercare di organizzare una transizione pacifica, e promettono di rispettare gli accordi internazionali di lotta contro i jihadisti.”

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